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Gay & Bisex

AL SUPERMERCATO... 2


di SERSEX
13.09.2025    |    3.708    |    7 9.1
"Dopo essersi salutati nel parcheggio, Giò guidò lentamente verso casa, ma la mente era ancora intrappolata in quell’odore di pelle, sudore e vino..."
La macchina era ormai piena dei loro odori: pelle, sudore, saliva, quel misto animale che impregna tutto quando il desiderio prende il sopravvento. I finestrini si appannavano, e fuori il parcheggio restava immobile, ignaro.
Lo sconosciuto tirò fuori un pacchetto di fazzoletti dal cruscotto e lo buttò sul sedile posteriore. Poi prese dal portafoglio un profilattico spiegazzato. Giò lo guardò negli occhi, col fiato corto, e annuì senza dire una parola.
«Voglio sentirti», disse l’uomo, la voce roca.
Giò si mise a cavalcioni su di lui, i jeans ancora abbassati alle caviglie, la maglietta stropicciata. Lo prese in mano e gli fece scivolare la gomma fino in fondo, lentamente, tenendo lo sguardo fisso nei suoi occhi. Quell’atto, anche se pratico, era un rito, un sigillo.
Poi si abbassò piano, lasciando che la punta gli scivolasse dentro, lenta, tirando fuori un gemito lungo, trattenuto. La presa sulle spalle dello sconosciuto si fece più forte, le dita affondate nella camicia sudata.
«Cristo…» sibilò Giò, mordendosi il labbro mentre lo prendeva dentro sempre di più, centimetro dopo centimetro. Ogni spinta era un brivido, un dolore caldo che si trasformava subito in piacere.
Lo sconosciuto lo teneva per i fianchi, guidandolo, ma lasciandogli il controllo. Gli occhi fissi su di lui, come se non volesse perdersi nemmeno un secondo.
«Sei stupendo», mormorò, con un filo di voce.
Giò iniziò a muoversi, lento all’inizio, ondeggiando sopra di lui. Ogni affondo lo faceva gemere, un suono gutturale che riempiva l’abitacolo. Le mani dello sconosciuto stringevano forte, sollevandolo e rispingerlo giù con più forza, accelerando il ritmo.
Le loro bocche continuavano a cercarsi, a interrompersi, baci sudati e sporchi, fatti di morsi e respiri mozzati. Giò sentiva il cazzo che gli spingeva dentro, profondo, sfondando ogni resistenza. Ogni colpo gli faceva vedere stelle dietro gli occhi.
«Non fermarti», ansimò Giò, piegandosi in avanti e affondando la testa nell’incavo del suo collo. «Scopami più forte.»
E lui obbedì. Spinse i fianchi dal basso con forza, facendo scricchiolare il sedile. Ogni colpo era più duro, più profondo. Giò urlava piano, mordendo la pelle del suo collo per non farsi sentire fuori.
Il ritmo diventò selvaggio. Il rumore delle spinte, dei corpi che sbattevano, dei gemiti, riempiva la macchina. Il vetro posteriore era completamente appannato.
Lo sconosciuto infilò una mano tra loro e cominciò a masturbarlo mentre lo scopava. Giò gemette ancora più forte, il corpo che tremava tutto. «Sì… così… non fermarti…»
Il piacere li travolse insieme, un’onda che li spinse oltre. Giò venne per primo, con un grido soffocato contro la sua bocca, lo sperma che gli colava sul ventre. Lo sconosciuto lo seguì subito, spingendo dentro di lui con colpi finali disperati, gemendo forte mentre veniva, il corpo irrigidito.
Rimasero abbracciati, sudati, ansimanti, le fronti incollate. Il mondo fuori non esisteva più.
Per un attimo nessuno parlò. Solo respiri, caldi, intrecciati.
Lo sconosciuto gli accarezzò il volto, con un gesto improvvisamente dolce. «Non pensavo… che potesse succedere davvero», disse, con un sorriso stanco.
Giò rise piano, ancora con il cuore che martellava. «Nemmeno io.»

Rimasero un istante immobili, i corpi ancora intrecciati, il respiro che si rincorreva. Il piacere era ormai sfumato, ma la tensione non era sparita: era diventata una sorta di silenziosa complicità, un filo che li legava senza bisogno di parole.
Lo sconosciuto si alzò piano, con un sorriso stanco ma pieno, e tirò fuori la bottiglia di vino dal cambio. Aprì il tappo con un gesto lento, rituale, versando due bicchieri. Il liquido rosso tremolava nella luce del tramonto, come se il tempo si fosse fermato in quel parcheggio dimenticato da tutti.
«Vuoi un po’?» chiese, porgendo il bicchiere a Giò.
Giò lo prese, le dita che si sfiorarono appena, e bevve a piccoli sorsi. Il sapore era forte, pieno, e un brivido gli corse lungo la schiena.
Si voltarono uno verso l’altro, seduti fianco a fianco, e per qualche minuto rimasero così, a guardarsi, senza parlare. Gli occhi dicevano tutto: l’eccitazione appena consumata, la sorpresa, la voglia di rivedersi, di non lasciar andare quel momento.
«Non è stato… solo sesso», disse finalmente Giò, con un filo di voce.
«No», rispose l’altro, e la sua mano trovò la sua, intrecciando le dita. «È stato… incontrarsi davvero.»
Un sorriso complice si allargò sul loro volto. Le labbra si sfiorarono ancora in un bacio breve, dolce, che sembrava un sigillo: “ci rivedremo”.
Bevettero il vino, ridendo piano quando uno dei bicchieri tremolò sul sedile. Il parcheggio era ormai quasi vuoto, il cielo arancione scuro virava verso il blu della sera. Lontano, qualche macchina passava, ma per loro non esisteva più nulla.
Giò si appoggiò a lui, sentendo il cuore rallentare, il corpo ancora caldo. «Non ti lascerò andare», mormorò quasi tra sé e sé.
«Nemmeno io», rispose l’altro, stringendolo con dolcezza, con un’intensità che prometteva altre notti, altri incontri, altre fughe dal mondo quotidiano.
Si alzarono insieme, ancora mano nella mano, raccogliendo le cose e sistemando i vestiti sudati. L’odore del vino e della pelle, della macchina e di loro stessi, rimaneva sospeso nell’aria, un ricordo vivo di ciò che era appena accaduto.
Quando finalmente salirono sulle loro auto, si scambiarono un ultimo sguardo intenso, un sorriso pieno di promesse. Giò sapeva che quello incontro al supermercato non sarebbe rimasto un episodio isolato: era solo l’inizio.
Mentre le luci dei fari si allontanavano, il cuore di Giò batteva ancora forte, pieno di desiderio e di qualcosa di più grande: una scintilla che avrebbe acceso tutte le loro prossime avventure.

Dopo essersi salutati nel parcheggio, Giò guidò lentamente verso casa, ma la mente era ancora intrappolata in quell’odore di pelle, sudore e vino. Sentiva ancora la mano dello sconosciuto intrecciata alla sua, il calore del corpo che si era fuso con il suo. Ogni curva della strada, ogni semaforo rosso, era un pensiero che lo riportava a quegli occhi scuri, profondi, che sembravano leggergli dentro.
Quando arrivò davanti al portone, si fermò un istante. Tirò un respiro lungo, come per trattenere tutto quello che stava dentro di sé: eccitazione, desiderio, emozione. Tirò fuori il telefono, ma esitò. Non voleva mandare un messaggio qualsiasi. Voleva qualcosa che dicesse tutto senza parole: la promessa che quello non era finito.
Intanto, dall’altra parte della città, lo sconosciuto era seduto ancora in macchina, il cuore che batteva forte. Si passò una mano tra i capelli, sorridendo piano, ricordando il modo in cui Giò lo aveva preso tra le mani, lo sguardo che gli aveva rubato un istante di eternità.
La sera avanzava, e con essa la consapevolezza che quell’incontro, così casuale e improvviso, li aveva cambiati. Non era stato solo sesso: era stata una scintilla che avrebbe acceso altre serate, altre fughe, altre mani che si cercavano.
Poi Giò decise. Infilò il telefono in tasca e sussurrò a sé stesso: «Ci rivedremo».
E l’altro, senza sapere ancora il come, sentì la stessa promessa battergli nel petto. Un incontro casuale al supermercato, eppure così perfetto da sembrare destino.
Quel pensiero li lasciò entrambi in un misto di calma e brama. La voglia era rimasta, il ricordo caldo, e la certezza che da quel momento in poi il loro mondo quotidiano non sarebbe più stato lo stesso.

Si addormentarono, separati, ma entrambi sognando l’altro, consapevoli che la loro storia era appena iniziata.
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